Cos’e’ la neuroplasticita’ e come usarla al meglio per estinguere i tuoi sintomi

La neuroplasticità è la capacità che ha il cervello di modificarsi fisicamente, in risposta all’esperienza e all’ambiente.

In questo importante articolo ti spiegherò come sfruttare questa incredibile capacità del tuo cervello. Potrai così iniziare ad estinguere finalmente i tuoi sintomi cervicali e non solo.

 

Non per tirarmela eh. Ma credo che questo sia uno dei più interessanti articoli che leggerai  a riguardo.

 

Ho per molto tempo sottovalutato il potere della nostra mente, sia in negativo che in positivo.

Questo articolo ti aprirà nuove frontiere su quello che è possibile.

Ma chi sono per dirti questo :

Io sono Alessio Veneziano, terapista olistico e fondatore del portale online Veneziano Therapy.  Attraverso articoli , video corsi  e consulenze aiuto persone che soffrono da dolore persistente ritrovare un nuovo benessere.

Alessio Therapy 62

Ok adesso ritorniamo all’articolo.

 

Per molti secoli si è sostenuto che l’anatomia del cervello fosse fissa ed immutabile.

I medici e la scienza in generale credevano che il cervello fosse suddiviso in mappe adibite a svolgere determinate funzioni prestabilite e non modificabili.

Si credeva che nel caso di lesioni cerebrali quella determinata regione non potesse più essere riparata. E che i circuiti cerebrali fossero immutabili.

I disturbi dell’apprendimento o i ritardi mentali erano considerati come irreparabili.

Si pensava che dopo i primi anni di vita, le persone perdessero la capacità di generare nuovi neuroni e che con l’invecchiamento il cervello andasse incontro ad un deterioramento ed un declino irreversibile. Invece, la neurogenesi, e cioè la nascita di nuovi neuroni, avviene anche negli anziani, anche se in maniera ridotta rispetto ad un giovane.

E’ stato l’arrivo della tecnologia moderna che ha consentito di osservare l’attività cerebrale e a dimostrare la plasticità e cioè che il cervello è in grado di modificare la propria struttura ed il proprio funzionamento.

neuroplasticita

IL CERVELLO è dunque PLASTICO e lo è per tutta la vita.

Nel 2000 il Premio Nobel per la medicina Erick Kandel dimostrò che con l’azione e l’apprendimento le connessioni fra i neuroni aumentano e che sotto l’influenza di queste i geni possono modificare la struttura neurale.

Sono quindi l’ATTIVITA’ MENTALE, L’ESPERIENZA e i COMPORTAMENTI a cambiare la nostra struttura cerebrale ed il funzionamento del nostro cervello.

Il che vuol dire che il nostro cervello cambia la propria struttura a seconda di come lo esercitiamo.

Il concetto di Neuroplasticità è quindi assai recente e purtroppo ciò ha radicato nella società una credenza infondata e cioè che il trattamento di molti problemi cerebrali neurologici, sia inefficace;

Come per esempio, il recupero da un ictus.

Nulla di più sbagliato!

I ricercatori hanno infatti dimostrato che un cervello danneggiato può ancora riorganizzarsi in modo che, quando un’area perde la sua funzione, un’altra può sostituirla.

Jill Bolte Taylor, neuroscienziata e ricercatrice dell’Harward Medical School e portavoce dell’Harward Brain Tissue Resource Center ne è la prova vivente.

In seguito ad un ictus devastante, ci insegna, attraverso il suo percorso di completa guarigione, come

“il potere sia nelle nostre mani.”

Come alcuni programmi del Sistema Limbico (emotivi), quali ad esempio la rabbia, l’ira o la paura, possono attivarsi automaticamente, ma ci spiega anche che occorrono circa 90 secondi perché si avviino, si facciano strada nel corpo e siano infine espulsi dal flusso sanguigno. Nel giro di novanta secondi tuttavia, la componente chimica di queste emozioni si dovrebbe dissolvere e la reazione dovrebbe avere fine esaurendosi.

Esattamente come avviene per gli animali quando si trovano in una situazione di pericolo. Non appena la minaccia reale è terminata, la loro risposta allo stress si esaurisce.

L’Uomo, diversamente da specie meno evolute dal punto di vista cognitivo è in grado di attivare una risposta anche solo pensando ad una possibile evento stressante, ad una ipotetica situazione di pericolo, o in balia delle proprie emozioni.

Anticipando e perpetuando la risposta alla “minaccia”, il corpo produce una serie di risposte biochimiche nocive che alterano l’equilibrio omeostatico del corpo.

risposte biochimiche

Infatti, l’uomo è in grado di attivare la risposta allo stress con semplici sconvolgimenti psicologici e sociali che per un animale non avrebbero senso.

Se trascorsi i novanta secondi si è ancora spaventati, è perché si è deciso di mantenere attivo quel circuito.

Momento per momento, si può scegliere se affidarsi ai propri neurocircuiti, lasciando il programma guidato dal nostro subconscio che attua da pilota automatico o decidere attraverso la consapevolezza di tornare al presente e scegliere di non attivare più quel determinato percorso neuronale, decidendo consapevolmente di attivarne un altro. (Vedi video di TED’S TALK -Jill Bolte Taylor)

Abbiamo quindi la capacità di riparare, rigenerare i nostri neuroni e ricablare i percorsi neuronali, rafforzando l’attività neurologica in alcune aree e indebolendone altre.

 

Ora sappiamo che ciò avviene sia in maniera conscia che inconscia e che anche i pensieri hanno la capacità di consolidare nuove connessioni neuronali.

 

Quando viviamo un’esperienza intensa, intrisa di una forte emozione o un’azione ripetuta, come per esempio allenarsi ad imparare a suonare uno strumento musicale o guidare la macchina, stiamo creando e consolidando connessioni neuronali.

piano brain

Le ESPERIENZE creano le EMOZIONI e le emozioni creano le MEMORIE A LUNGO TERMINE.

Ecco perché forti emozioni vengono registrate dal nostro Sistema Limbico in maniera profonda.

LA NEUROPLASTICITA’ SI FONDA SULL’USO, e NON SUL RIVANGARE VECCHI TRAUMI,(ripercorrere vecchi schemi), O RICERCARE LA CAUSA CHE HA SCATENATO IL DISTURBO.

Per comprendere il potenziale neuroplastico ed i suoi campi di applicazione consiglio vivamente la lettura del libro “IL CERVELLO INFINITO” di Norman Doige.

Capire i concetti base della teoria neuroplastica

Per poter mettere in pratica una trasformazione neuroplastica è fondamentale assimilare e fare propri, attraverso la comprensione della teoria, i concetti ed i meccanismi alla sua base.

Come abbiamo detto, la neuroplasticità è la proprietà del cervello che ci permette di cambiare la sua struttura fisica e le sue funzioni in risposta alle attività ed alle esperienze mentali.

Quello che fai, le esperienze che vivi, quello che pensi ed immagini può in effetti cambiare la struttura del tuo cervello.

Il cervello  modifica la sua struttura fisicamente e lo fa attraverso:

  • la nascita di nuove cellule nervose, (neurogenesi).
  •  la connettività tra i neuroni (cellule nervose);
  • crescita di nuove connessioni o cambiamento di reti già esistenti.

L’abilità del cervello di crescere nuove cellule e creare nuove connessioni si rivela enormemente importante per la guarigione di un ampio spettro di disordini (tra cui il dolore cronico) 

Imparando come funziona il nostro cervello, possiamo usare la parte cosciente di esso per modificare e interrompere il loop che si è creato tra cervello e corpo.

UN APPROCCIO DIFFERENZIATO e PERSONALIZZATO è necessario, perché ognuno di noi è unico.

 

Ingredienti necessari per realizzare la trasformazione neuroplastica

 

Essere motivati, focalizzati, concentrati e attivi sia dal punto di vista mentale che fisico stimola il cervello a rilasciare sostanze neurochimiche che consentono il cambiamento cerebrale.

Se si è intensamente concentrati sul compito e si cerca davvero di padroneggiare qualcosa per un motivo importante, il cambiamento sperimentato sarà maggiore.

Più qualcosa viene praticato, più le connessioni vengono modificate, in modo da includere tutti gli elementi dell’esperienza (informazioni sensoriali, movimento, schemi cognitivi). I cambiamenti guidati dall apprendimento nelle connessioni aumentano la cooperazione da cellula a cellula, (sinapsi), aumentando l’affidabilità nel tempo e sostituendo i vecchi programmi.

ninaspi neurale

Più ci alleniamo e più diventiamo bravi ed in grado di compiere un’azione in maniera automatica, proprio come accade quando impariamo a guidare la macchina.

Ogni volta che il nostro cervello rafforza una connessione per far progredire la nostra padronanza di un’abilità, indebolisce anche altre connessioni di neuroni che non sono state utilizzate in quel precis.o momento

CONSAPEVOLEZZA

Essere passivi, svogliati, disattenti, facendo le cose in modo automatico, senza pensare, ripetendo le stesse frasi, le stesse azioni e attuando gli stessi atteggiamenti di sempre, blocca il cambiamento neuroplastico, lasciandoci incastrati nei soliti schemi automatizzati della risposta Limbica.

Possiamo mettere un freno a questa risposta, attivando una nostra facoltà: La consapevolezza.

La consapevolezza risiede nella corteccia prefrontale, il luogo del nostro cervello dove vengono elaborate le decisioni razionali e attraverso l’utilizzo della quale possiamo mettere un freno alla risposta automatica preconscia del nostro sistema Limbico.

corteccia prefrontale

La consapevolezza non farà sparire i sintomi nell’immediato, ma aprirà la strada per apportare i cambiamenti neuroplastici che una volta consolidati non lasceranno più spazio alla risposta automatica-sintomatica (dolore, tensione, ecc..) .

​Dobbiamo dedicarci a cambiare sia esternamente che internamente

 

Cambiamento guidato dall’esterno : 

Il cambiamento neuroplastico si verifica in risposta a stimoli elaborati nel cervello che possono avere origine sia internamente che esternamente.

Dall’infanzia all’età adulta, gli eventi della vita modellano il nostro cervello. Man mano che cresciamo, interagiamo con gli altri ed esploriamo il mondo fino ad arrivare all’età adulta, dove i nostri cervelli diventano il riflesso delle nostre esperienze passate e della nostra routine quotidiana.

Le nostre abitudini, sia buone che cattive, vengono letteralmente cablate nel nostro cervello.

 

Spiega il dott. Micheal Merzenich, neuroscienziato di fama mondiale:

Al vostro cervello piace essere efficiente e ridurre al minimo lo sforzo, rimanendo nella sua routine. Tuttavia, le vostre abitudini di routine possono anche contribuire al declino del vostro cervello. Il vostro cervello ha bisogno di novità e di sfide per crescere e cambiare”.

Michael Merzenich2

È importante portare il cervello fuori dalla sua zona di comfort per entrare nella zona di potenziamento, compiendo attività che non sono familiari, spingendo così il cervello oltre la norma e l’abitudine.

Cimentarsi in nuove attività che richiedano varie abilità!

Provare qualcosa di nuovo, per esempio imparare una nuova lingua, tornare a studiare, prendere lezioni di danza o padroneggiare uno strumento musicale. Può anche essere semplice come provare cibo diverso, leggere un libro fuori dal proprio genere normale (…solo cose piacevoli, allegre e positive), o ascoltare uno stile musicale sconosciuto che ci trasmette una buona sensazione.

Cambiare il modo di vestirsi, usare la gamba non dominante per salire le scale o la mano che non utilizziamo mai per mangiare o lavarvi i denti. Muovere il mouse dall’altro lato della tastiera. Dormire su un lato diverso del letto. Prendere un nuovo percorso durante le passeggiate. Non guardare la televisione o ascoltare notiziari. Diventare attivi.

Un cambiamento di scenario, come per esempio cambiare posto risveglia il cervello e può anche aumentare la felicità. Un nuovo ambiente mette alla prova il cervello e lo toglie dal pilota automatico. Bisogna pensare anche alle piccole cose quando ci si trova in un luogo nuovo.

Ovviamente tutte queste cose hanno una loro tempistica.

Utilizza l’immaginazione; visualizza e ricrea situazioni di esposizioni con la fantasia, cercando di ricreare la sensazione di sicurezza e benessere. Man mano che che inizi a stare meglio, inserisci piccole esposizioni controllate e pian piano così pian piano riesci anche a  frequentare corsi ed attività di gruppo.

Yoga, danza, canto per esempio…

yoga

Imparando cose diverse e stimolando nuovi circuiti, ricostruisci anche la fiducia in te stesso.

Le esposizioni a poco a poco diventano più intense e durature.

Il fatto di occupare attivamente i due emisferi del tuo cervello nel momento dell’esposizione favorisce e facilitata il processo di recupero e la normalizzazione della risposta del tuo  sistema.

Cambiamento guidato dall’Interno

Incoraggiare il cambiamento neuroplastico internamente significa influenzare le operazioni del cervello attraverso il lavoro con la mente.

Secondo il dott. Micheal Merzenich della University of California di San Francisco, l’esercizio mentale di ogni giorno rende il cervello più intelligente a qualsiasi età e stimola la plasticità tanto quanto l’attività esterna.

 

A proposito, uno dei miei libri preferiti riguardo al potere della mente è Psicocibernetica di Maxwell Maltz .

Ho letto questo libro all’età di 18 anni e mi ha cambiato letteralmente la vita.

psicocibernetica

 

La mente scolpisce il cervello 

Tutto ciò che pensiamo, speriamo, sentiamo e immaginiamo cambia fisicamente il nostro cervello, nel bene e nel male.

Possiamo sfruttare intenzionalmente questo processo a nostro vantaggio.

Possiamo effettivamente usare la mente per cambiare il cervello. La semplice verità è che il modo in cui focalizziamo la nostra attenzione, come dirigiamo intenzionalmente il flusso di energia e di informazioni attraverso i nostri circuiti neurali, può alterare direttamente l’attività del cervello e la sua struttura“.

Le esperienze creano le emozioni e le emozioni creano la memoria a lungo termine.

 

MODI PER GUIDARE IL CAMBIAMENTO NEUROPLASTICO INTERNAMENTE

La neuroplasticità ha un impatto positivo sulla consapevolezza e sulla salute.

Indirizzando intenzionalmente l’attenzione verso l’interno e coltivando l’osservazione del respiro, dei pensieri e dei sentimenti, si diviene consapevoli del Default Mode Network (DFM) del proprio cervello.

respiro

Si impara a guidare il DFM state interrompendo gli schemi di pensiero abituali e ad orientare l’attenzione del cervello nel momento presente.

DEFAULT MODE NETWORK rappresenta l’attività spontanea del cervello a riposo.

Il cervello a riposo non è spento, anzi, pare addirittura che ci sia un aumento del dispendio energetico.

Dobbiamo diventare osservatori di noi stessi, riconoscendo ed isolando i programmi automatici.

Renderci responsabili della nostra salute ed imparare a migliorare e prenderci cura di noi stessi.

 

Meditazione- Mindfulness – Tracciamento Somatico

Molte ricerche hanno riscontrato che imparare a distanziarsi dai propri pensieri e sentimenti, senza lasciarsi sopraffare attivando la propria consapevolezza e presenza mentale, riduce drasticamente:

  • Lo stress, l’ansia, la depressione.
  • L’attività cerebrale nell’amigdala, (Sistema Limbico), aumentando i circuiti dell’attenzione.

Tecniche di mindfulness, specialmente il TRACCIAMENTO SOMATICO, risultano molto utili.

E’ stato dimostrato che la meditazione ha la capacità di aumentare la neuroplasticità.

Dalla mia esperienza e vedendo ed ascoltando i racconti delle molte persone che mi contattano e che convivono con queste sindromi, ho potuto constatare che quando c’è uno squilibrio marcato del sistema centrale nervoso, la persona non riesce a meditare.

La pratica meditativa le provoca addirittura l’effetto opposto, scatenando ansia e acutizzazione dei sintomi.

Ho potuto sperimentare questa sensazione anche su di me, ed ho capito che in questi casi dobbiamo fare un passo indietro:

Non riesci a meditare?

meditationeImpara a rilassare il mio corpo, ad osservare il respiro.

Cerca di allenare la tua mente alla concentrazione tra l’entrata e l’uscita del tuo respiro.

 

Basta iniziare per 10 minuti al giorno. 10 ti sembrano troppi ? Inizia da 1 e incrementa settimanalmente. 

 

Come succede quando ci iscriviamo ad un corso di pianoforte, non possiamo pretendere di poter eseguire i brani  appena arrivati. Dovremo per prima cosa lavorare alla creazione di solide basi, sviluppando l’elasticità mentale, e la tecnica in modo graduale.

Quello che consiglio a chi non riesce a cimentarsi nella meditazione è di iniziare con tecniche di rilassamento semplici come il pranayama (uso del respiro).

Dai un’occhiata al mio canale youtube , troverai diverse tecniche guidate.

Visualizzazione

Dalle scansioni cerebrali, i neuroscienziati hanno potuto osservare come i pensieri immaginativi, attivando molte aree cerebrali, ci influenzino direttamente, fisicamente ed emotivamente.

L’attività neuronale chimica ed elettrica rilasciata dal nostro cervello infatti, è identica, che si tratti di qualcosa di reale o immaginario.

Da un punto di vista neuroscientifico, immaginare un atto e farlo non sono poi così diversi.

La visualizzazione permette di mettere la vostra immaginazione al lavoro per cambiare il vostro cervello.

La ricerca ha convalidato che la pratica influenza i cambiamenti fisici dalla forza muscolare alle vie cerebrali.

 

Se vuoi saperne di più su questi argomenti  ti consiglio di iscriverti alla mia newsletter qui

P.S.

Se soffri da dolore persistenti (esempio al collo o alla schiena) e vuoi sapere se queste tecniche potrebbero fare al caso tuo, ti invito ad una mia consultazione gratuita (clicca qui)  

Buona pratica,

Ci vediamo al prossimo articolo.

 

Alessio Veneziano

Terapista Olistico, Coach e fondatore del portale

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Alessio Veneziano

fisioterapista olistico

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