Dolore cronico e la gestione mente-corpo

uomo macchina

Come possiamo giungere al punto in cui il nostro dolore ci impedisce di vivere una vita normale? Come possiamo recuperare la funzionalità del nostro corpo ?

Queste sono le domande che spingono coloro che soffrono di dolore cronico a cercare l’esperienza e la competenza dei professionisti sanitari (fisioterapisti, medici, fisiatri..). Ma purtroppo, molte persone escono dalle visite più confuse che sicure. Se non in completa ansia…

Con l’evoluzione nel campo della neuroscienza del dolore molte pratiche di trattamento diventano obsolete e dovrebbero cadere in disuso. Tuttavia, diversi operatori sanitari continuano a fornire spiegazioni ai loro pazienti che non risultano utili.

In questo articolo voglio spiegarti cosa si intente come gestione mente-corpo e come usufrirla per non solo gestire il dolore ma anche curarlo direttamente dalla radice.

Ma prima di inziare lasciami presentare, se non ci conosciamo, io sono Alessio Veneziano, fisioterapista olistico e fondatore di Veneziano Therapy. Il portale in Italia di riferimento per coloro che soffrono da dolori persistenti o vogliono riprendere le attività che hanno amato in completa sicurezza.

Questo è possibile attraverso l’educazione al dolore ed esercizi di riequilibrio del sistema nervoso. Per saperne di più segui i miei video educativi, consulenze private , masterclass e corsi online.

Ok adesso che ci conosciamo ritorniamo all’articolo.

Molto probabilmente quello che ti è stato spiegato sul dolore persistente non è la verità dei fatti

La disfunzione meccanica è decisamente la spiegazione più frequentemente citata dalla maggiorparte degli operatori sanitari. Cosa intendo per disfunzione meccanica ?

Per esempio, se ti dico che il tuo mal di schiena che persiste da mesi se non anni causato da una schiena debole, danneggiata, non in linea, piena di artrosi….

Se queste parole vengono citate senza nessun fondamento scientifico allora capisci bene che esci fuori dall’ufficio del tuo professionista sanitario con un bel po’ di domende o un bel po’ d’ansia.

ernia discale

Da decenni questo rappresenta il modo in cui buona parte del sistema medico quantificava l’esperienza del dolore. Così –> DANNEGGIAMENTO = DOLORE. 

Si credeva che la fonte del dolore risiedesse nel sito dei sintomi. Pertanto, se “riparate” l’area dolorante, il dolore diminuirà, giusto ?

E’ un bel po’ diverso di così.

Ecco la verità.

Gli esseri umani non sono macchine da aggiustare !

uomo macchina

Siamo più complessi delle nostre singole parti, e talvolta sostituirle non ci fa sentire rigenerati. Quante persone hanno subito interventi chirurgici alla schiena a causa di ernie, protusioni per poi ritornare a punto da capo?

 

Ciò che è peggiore è che queste giustificazioni meccaniche (artrite, ernie, debolezza muscolare, fuori all’ineamento dei dischi…) risultano riduttive e problematiche per chi cerca supporto nella gestione del proprio dolore (ovvero tu Paziente/Cliente) .

A titolo di esempio, prendiamo l’artrite.

L’artrite è un processo naturale di invecchiamento in cui le strutture di supporto delle nostre articolazioni si assottigliano e diventano meno flessibili. In realtà, la maggior parte delle persone inizia a sviluppare qualche forma di artrite già dai vent’anni! (come si vede in questa tabella di questo studio americano del 2015  )

ernia asintomatici

Guarda la prima riga “disk degeneration”, noti come nella colonna dei 20 anni già il 37% ha una degenerazione ai dischi. In più questa sale su in modo esponenziale nei successivi anni. Voglio precisare che in questo studio sono stati valutati più di 3000 persone asintomatiche, ovvero che non accusavano nessun tipo di dolore.

Quindi, come possiamo cominciare a capire che due persone della stessa età possono entrambe avere dell’artrite alle ginocchia, ma una prova un dolore debilitante e l’altra corre tre volte a settimana senza alcun sintomo?

Forse possiamo iniziare a dare senso a questa differenza spiegando come il nostro corpo elabora “normalmente” le sensazioni.

Per farlo, dobbiamo riconoscere un elemento estremamente importante del puzzle del dolore: il cervello.

cervello sostanze chimiche

Voglio aprire una piccola parentesi prima di procedere.

Devo stare molto cauto a parlare di “cervello” si rischia nel fraintendere che certe patologie croniche sono causate da un modo di pensare e quindi in un certo senso il paziente il dolore se lo inventa.

Assolutamente importante dire che il dolore è creato dal cervello SEMPRE, che sia cronico che sia acuto. Il dolore è reale al 100% ed è sentito nel corpo. Ciò non vuol dire che sia inventato o che si accusa il paziente che sia troppo “sensibile” o che abbia una personalità “debole”.

Ok chiusa parantesi.

La connessione tra mente, cervello e corpo

Il cervello e il corpo non operano separatamente. In realtà, sono in costante comunicazione. Il vostro corpo percepisce il vostro ambiente, e queste informazioni vengono trasmesse attraverso il nostro sistema nervoso DA e VERSO il cervello.

La “mente” comprende tutte quelle esperienze, pensieri e ricordi che non sono costituiti da tessuto cerebrale, ma sono comunque memorizzati nel cervello. Per fare un esempio un po’ più concreto, il nostro cervello è l’hardware (il computer) e la nostra mente è il software (il programma che “eseguiamo” sul nostro cervello). Le menti umane sono complesse, ognuna con le proprie convinzioni, emozioni e risposte comportamentali che plasmano la nostra personale esperienza del mondo. In altre parole, tutti eseguiamo differenti versioni del software, ovvero differenti “programmi”.

Ad esempio, potreste percepire una leggera carezza sul braccio mentre camminate per strada, quindi voltate la testa per vedere se avete urtato qualcosa o se una foglia è caduta sulla vostra spalla. In quel breve momento, il vostro corpo ha avvisato la vostra mente di uno stimolo e il vostro cervello ha istruito il vostro corpo a controllare cosa potesse essere… e magari fare qualcosa al riguardo.

In una persona senza dolore cronico, ciò viene percepito come NON minaccioso/pericoloso. Se andate incontro ad una foglia, la sposterete. Se urtate qualcuno, direte “scusi”.

Ma cosa succederebbe se il vostro cervello stesse eseguendo un programma da “dolore cronico” ?

Per programma da “dolore cronico” si intende che se avete dolore alla spalla per diversi mesi/anni il vostro intero archivio di esperienze (memoria) rafforzeranno la sensazione che in quella zona si manifesti sempre più dolore.

allodinia

Lo so sembra complitato e contro intuitivo da capire all’inzio, ma è proprio ciò che accade ed è validato a livello scientifico grazie alle nuove risonanze magnetiche funzionali (scansioni della superficie del cervello per vedere quali area rimangono attive mentre si sente dolore).

Morale della favola, alcuni dolori cronici possono essere descritti come l’esperienza di stimoli (solitamente innoqui)  percepiti dal vostro sistema nervoso come pericolosi.

instestino cervello collegamento

La domanda da 1 milione di euro è :

“Quindi, come possiamo aumentare la tolleranza del corpo a queste minacce percepite?”

Prima di tutto, non dicendo ai pazienti che le loro ginocchia/schiena/cervicale si stanno disgregando dall’interno!

Quando gli operatori sanitari utilizzano spiegazioni “meccaniche” per giustificare il dolore cronico, perpetuano solo fraintendimenti e, peggio ancora, lasciano il paziente sentirsi impotente.

Gli operatori sanitari, adottando un approccio mente-corpo all’educazione sul dolore cronico, predispongono il cliente a sentirsi supportato nella gestione della propria esperienza di dolore.

Primo passo quindi : EDUCAZIONE SULLA NEUROSCIENZA DEL DOLORE. 

Secondo passo : INSEGNAMENTO DI STRATEGIE 

I pazienti ricevono strategie concrete che enfatizzano l’autonomia, come la respirazione profonda, la meditazione guidata, il tapping, la scrittura espressiva o il ritorno graduale al movimento. Cambiamenti nello stile di vita, come migliorare la qualità del sonno, aumentare l’attività fisica e promuovere buone abitudini alimentari, contribuiscono in modo significativo al bilanciamento del sistema nervoso.

Vedi se il dolore parte dal cervello e nella zona dolorante non esiste nessun particolare danneggiamento che causa il problema, capisci bene che è inutile trattare solo il corpo ! Giusto ? E’ questione di buon senso adesso.

Se la nostra mente modella la nostra risposta al dolore, possiamo alterare il nostro input per aiutare a riformulare la nostra reazione al disagio.

Questa è una salita ripida per raggiungere l’obiettivo finale di ripredere tutte le attività che hai una volta messo da parte a causa del dolore.

Se stai soffrendo da dolori neuroplastici, non quindi causati da una struttura del corpo danneggiata o potenzialmente danneggiata, non focalizzarti sul dolore ma sulla funzione del tuo corpo/sul movimento che vuoi compiere.

Non aspettare che il dolore vada giù per muoverti, perchè potresti aspettare anche tutta la vita… visto che abbiamo detto che il dolore viene in qualche modo registrato a livello del cervello.

Per concludere è responsabilità degli operatori sanitari fornire un “bastone da passeggio” in questo viaggio anziché sommergere il cliente con un diluvio di spiegazioni che ostacolano la sua scalata.

Se sei interessato a saperne di più e ad utilizzare gli strumenti sopracitati come Meditazione Guidata, Scrittura Espressiva, Educazione alla Neuroscienza del Dolore, Tapping e molto altro dai un occhiata al mio CORSO ONLINE > NEUROBALANCE

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Ci vediamo dentro

A presto,

Alessio Veneziano

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Alessio Veneziano

terapista & pain coach

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Alessio Veneziano

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